“Restiamo infine

ad ascoltare le onde,

l’ultimo fruscio del cosmo.”


Foto di Dino Ignani

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Antonio Sanges (Tricarico, 1991) è poeta, saggista e studioso di letteratura e filosofia contemporanea. Ha studiato a La Sapienza, Paris 8 e University College London.
Ha pubblicato tre raccolte poetiche, tra cui Distensione del destino (Ensemble, 2025), e il saggio Les jeux sont faits (Carla Rossi Academy Press, 2023), dedicato a Beckett e alla “cultura della superficie”. Vive a Roma.

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Intervista con Raffaella Ceres

Pubblicata la nuova raccolta di poesie di Antonio Sanges

Antonio Sanges, poeta intenso che vanta una serie di interessantissime pubblicazioni quali le raccolte poetiche Penne d’oca (Lithos, 2015) e Poesie in itinere (Controluna, 2019), e il saggio di ermeneutica Lesjeuxsontfaits: la cultura della superficie. Beckett e il teatro della crisi (Carla Rossi Academy Press, 2023), ci ha descritto in questa generosa intervista diversi aspetti del suo ultimo libro, Distensione del destino. Una lezione fra filosofia e letteratura tutta da scoprire.

Distensione del destino è il titolo della tua nuova raccolta poetica: un titolo quasi distopico. Ce ne puoi illustrare la genesi?

La scelta del titolo è stata piuttosto complessa, perché esistevano altre opzioni, quali Il vivace nulla, che è un ossimoro. Anche parlando con Silvio Raffo, che ne ha scritto la prefazione, ho infine deciso di intitolare il libro con il titolo dell’ultima poesia della raccolta. Invero, non ho mai pensato che il titolo fosse distopico. Le remore erano invece dovute a due ragioni principali: la prima mi pareva un titolo eccessivamente astratto e filosofico; la seconda, la poesia eponima ha un tono pacificante e, soprattutto, una struttura metrica, ci sono versi lunghissimi, che la differenziano dagli altri testi del libro. Infine, la scelta è ricaduta su questo titolo per questioni formali e di sostanza.

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Distensione del destino (Ensemble 2025)

Rebecca Sisti legge “La sfioritura” da Distensione del destino

Dicono di Distensione del destino

In questo scorrere di un tempo altro si scorge un possibile rifugio, quello che l’unica certezza resta ancora l’ascolto.

Iolanda La Carrubba, Neobar

È una poesia che conserva per poter tramandare, che custodisce per poter distendere, e che affida alla parola pur sempre il compito di testimoniare, anche quando la parola appare logora, anche quando il canto sembra disutile, superfluo, decorativo.

Giorgio Linguaglossa, L’ombra delle parole

L’elemento di interesse della sua poesia sta nel modo in cui convoglia questa sensibilità convulsa, questa irreconciliabilità con l’attuale in una scrittura classicheggiante.

Giorgio Galli, Il Detonatore

È la mitologia negativa di Sanges, in cui si introduce già il manicheismo zoroastrista. Dèi lontani e indifferenti: Dio è morto prosciugato dalla sua stessa compassione, in cui ritorna implicito il sema delle lacrime, come se Dio si fosse liquefatto e con lui tutti gli umani che hanno indugiato in questo sentimento.

Marco Colletti, Suiteitaliana

Distensione del destino è in definitiva un grande sguardo sull'umanità e sul suo futuro e sul senso del permanere. L'ultimo componimento, che dà il titolo al libro, sintetizza in conclusione la posizione intellettuale e umana di Sanges. Una visione nella quale la distanza tra gli individui appare poter essere ricomposta, ridotta in una istanza esistenziale nella quale il tempo si ferma, rallenta almeno, e un apparente "senza fine" finalmente ci dà la possibilità di afferrare a fondo il midollo della vita, come diceva Thoreau.

Marco Tabellione, Poetrydream

Poesia di teologia negativa, di “barlumi” montaliani, di “parole celate” che, se si palesano, è solo per confondere ulteriormente. L’esplorazione è cauta, le soste su baratri e abissi non concedono ristoro.

Silvio Raffo, prefazione

La poesia coglie un’originaria unità fra i marosi, quelle fratture di onde e bufera che rompono la superficie marina. Allora tutto, nascostamente, rivela una rotta ai naviganti di questo libro poetico.

Marino Alberto Balducci, Diacritica

Una poesia destinale che in limine sembra abbracciare un obliquo ‘amor fati’, secondo traluce nei versi del brano eponimo terminale che pare scritto da un post-Don Chisciotte: «… Grande è il cammino degli uomini. / Grande è il futuro che hanno davanti. // …

Marco Palladini, L’Age d’Or

In questo contesto, tra antico e moderno, la scelta del Sud come prolungamento della civiltà greca antica sembra la scelta più naturale. È una presa di coscienza e una scelta di campo sia umana che poetica.

Antonio Chessa, Lettere migranti

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